sabato 28 febbraio 2015

ROMA: un Serio Intervento di Matteo Salvini !

di Loredana Turchetti - Catania

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FABIO SABBATANI SCHIUMA: RITENGO SIA GIUSTO PROTEGGERE E TUTELARE L’IDENTITÀ DEL MIO POPOLO E LA SUA TRADIZIONE, COSÌ COME PENSO CHE OGNI POPOLO ABBIA IL DIRITTO DI DIFENDERE E TUTELARE LA PROPRIA.

Fabio Sabbatani Schiuma
46 anni, nato e cresciuto a Roma, ha studiato  Giurisprudenza all’Università La Sapienza, per poi lavorare come dirigente d’azienda. La sua carriera politica inizia da giovane: inizialmente nel Fronte della Gioventù, passa poi in Alleanza Nazionale, partito in cui milita dalla sua fondazione fino al 2007, anno in cui viene sospeso direttamente da Gianfranco Fini (“Me l’ha data un antifascista militante quale era Gianfranco Fini: la considero la mia medaglia al valore”). Dopo una breve parentesi di un anno prima con La Destra, che contribuì a creare, poi con il PDL, approda a Riva Destra, partito di cui è il fondatore e il Segretario Nazionale. 4 mandati da consigliere comunale in Campidoglio, con oltre 17.000 preferenze prese, Sabbatani Schiuma è rimasto politicamente senza casa e allora ha provveduto a costruirsela lui, una casa.

Di lui Veltroni disse: “Ma noi un rompicoglioni come Schiuma non ce l’abbiamo?” Chi lo conosce sa, insomma, che il Segretario Nazionale di Riva Destra non le manda a dire. Come quella volta che, al giornalista, in polemica con la scienziata Rita Levi Montalcini, disse: “Le regaleremo delle stampelle, è anziana, e anziché tenere in piedi col suo voto un governo non voluto dal popolo se ne può stare tranquillamente a casa”. L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, gli confidò: “Lo so che sei bravo, ma sei troppo ingombrante”.

Fabio Sabbatani, quali sono gli obiettivi politici di Riva Destra?

Ricostruire la Destra, creare un fronte nazionale e sociale alla francese, ma che sia basato sulla tradizione e sulla cultura italiana. RD nasce sulle ceneri di quella che all’epoca fu Alleanza Nazionale, che si proponeva come forza di governo. AN non c’è più, e allora ci siamo noi. E cresciamo. Da poco ha aderito una bravissima consigliera comunale di Milazzo. E poi ci espandiamo in Puglia, Calabria, Sicilia, ma anche Umbria e Lazio.

Ma Alleanza Nazionale che fine ha fatto? Ce lo può confessare?

Il progetto iniziale era anche buono ma, alla lunga, è stato distrutto dalle scelte scellerate di Gianfranco Fini che hanno reso, di fatto, Alleanza Nazionale un enorme fallimento. Ma il responsabile non fu solo Gianfranco Fini: con lui bisogna ricordare anche tutta una classe di colonnelli e pseudo-gerarchi che hanno accettato e digerito di tutto, solo per mantenere poltrone, stipendi ed incarichi. E cosa sta facendo la classe dirigente che un tempo era di destra è sotto gli occhi di tutti: i risultati sono stati disastrosi.

Adesso c’è Riva Destra. Cosa puntate a fare?

Innanzitutto ricostruire una destra, una vera destra. La prima cosa da fare è ripartire dalla consapevolezza che non si debba fare alcun accordo con questa classe dirigente, che ora pretende di presentarsi candida, pulita e sorridente, con coloro che la destra hanno contribuito ad affossarla e ad emarginarla sempre più dal contesto politico.

Il Presidente Onorario di Riva Destra è un giovane consigliere comunale del Lazio. Ci spiega questa scelta?

Noi di Riva Destra amiamo far seguire i fatti alle parole. Abbiamo quindi deciso di affidare la presidenza onoraria del nostro partito a persone nuove, a giovani bravi, onesti e capaci, i quali stanno già dimostrando sul campo chi siano e quanto valgono, come Fabrizio Santori.

Da Todi è partita la tavola rotonda “La destra riparte” moderata dal Direttore del Tempo, Gianmarco Chiocci. 
E dopo?

Stiamo organizzando conferenze, incontri, dibattiti. Ne abbiamo in programma a Catania, Trani, Cosenza, e continueremo fin dove saremo in grado, camminando con le nostre gambe e con persone provenienti dal nostro mondo e che meritano di essere valorizzate oltre i loro territori di provenienza, come per esempio il sindaco Guido Castelli ad Ascoli, Andrea Marchetti a Chianciano Terme; oppure consiglieri regionali come Santori, per l’appunto, oppure Galeazzo Bignami in Emilia Romagna.

Insomma: la sensazione è che abbiate intenzione di puntare sul nuovo, quindi sul domani.

Certamente. In loro riponiamo la speranza di ricostruire la destra del presente e del futuro da destra, senza vecchi colonnelli.

Contatti con altri partiti? 
Vi sentite affini a qualche movimento?

Certamente guardiamo a chi ha un linguaggio vicino al nostro e, pur non provenendo dal nostro mondo, ama parlare chiaro ed aver coraggio: Matteo Salvini, ad esempio, il quale, arricchito da un mondo politico e culturale che gli è vicino, e anche ispirato da persone in gamba come Pietrangelo Buttafuoco, può costruire la strada percorribile di un fronte nazionale che ispiri al Front National di Marine Le Pen, ma con solide basi culturali italiane. Siamo pronti a camminare insieme.

Spesso siete stati accusati di essere Fascisti. Cosa ne pensate del reato, ancora presente nel nostro ordinamento, di apologia del Fascismo?

Lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati qui. Basta con questa litania del Fascismo e dell’antifascismo! L’Italia è rimasta spaccata in questo modo per più di mezzo secolo. Comunque si, noi ci richiamiamo anche a quelle cose buone che comunque Mussolini fece. Anche Ghandi, che non era certamente sospettabile di simpatie fasciste, parlò di Mussolini in termini quantomeno celebrativi. Secondo lei Ghandi era un Fascista? Oppure è reato dire che le case popolari della Garbatella, volute e create dal Duce, sono più abitabili e dignitose di quell’edilizia massificante ed umiliante di Laurentino 38? Sa quanti esempi di apologia del Fascismo potrei farle sui quali tutte le persone di buon senso converrebbero?

In questi giorni si parla molto dell’introduzione del reato di negazionismo olocaustico. Cosa ne pensa?

Ovviamente, dopo la domanda sul Fascismo, non poteva mancare la domanda sull’antisemitismo. Ascolti, io a Birkenau e Basovizza ci sono andato e ho sempre condannato l’olocausto. Non ho visto lo stesso comportamento, però, nel ricordo della Giornata dedicata ai Martiri delle foibe, dove ancora oggi i compagni inneggiano a quel massacro senza alcuna volontà di riparazione o rispetto verso quei morti. Non sono razzista. Ritengo sia giusto proteggere e tutelare l’identità del mio popolo e la sua Tradizione, così come penso che ogni popolo abbia il diritto di difendere e tutelare la propria. In questo senso non posso accettare chi ritiene di poter venire a fare i suoi porci comodi a casa mia, pretendendo solo diritti senza rispettare alcun dovere. Non sono nemmeno omofobo. Rispetto totalmente ogni scelta e sono a favore dei diritti civili di tutti, a prescindere dalle loro preferenze sessuali. Ma resto fortemente contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alle adozioni per gli omosessuali, e a quelle ridicole pagliacciate di “genitore 1” e “genitore 2”. D’altronde, l’ha capito: non sono per il politicamente corretto.

Andrea Chessa

Fonte: UnfoldingRoma

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venerdì 27 febbraio 2015

FABIO SCHIUMA* REPLICA AL VIDEO CONTRO SALVINI DI ELIO GERMANO


L'attore Elio Germano ha fatto un video contro Salvini che termina con, "...a Roma nun te ce volemo! ". Ora, fermo restando non si capisca in base a quale virtù morale o elettiva questo signore si arroghi il diritto di parlare a nome di tutti i romani, lui, di provenienza molisana, ha già invece sperimentato la capacità di accoglienza a 360 gradi della Città Eterna. Nel raccontare ai bambini nomadi del video - che speriamo non siano stati distolti dalle aule, come testimoniano i dati sulla dispersione scolastica - come a inizio secolo scorso negli Stati Uniti descrivevano gli immigrati italiani, ossia pressappoco come noi oggi descriviamo quelli nostrani, si è dimenticato che ieri come oggi negli States le leggi le fanno rispettare a tutti, stranieri compresi, e le regole sull'immigrazione sono ferree. Senza sostituirsi a nessuno, ma solo perché la penso come Salvini, a questo attore in cerca di ribalta, voglio ulteriormente ricordare che noi non ce la prendiamo con gli immigrati, ma con chi ce li fa entrare in massa, con chi non gli fa rispettare le stesse leggi che noi rispettiamo e con chi ci specula sopra. Non solo con i fondi, ma anche con un video. 
"Elio, Germa', e sii bono no...pensa a fa' l'attore".

Fabio Sabbatani Schiuma Segretario Nazionale di Riva Destra.

QUI IL VIDEO DI ELIO GERMANO CON I ROM

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giovedì 26 febbraio 2015

Riva Destra: DA L'ESPRESSO DI OGGI 26/2

"...Marceranno spalla a spalla con “Riva Destra”, movimento nato dalle ceneri dell’MSI e Alleanza Nazionale, presente con delegazioni dalla Sicilia, Puglia, Calabria, Umbria, Marche ed Emilia Romagna.
«Guardiamo alla nascita di un unico fronte nazionale e sociale per salvare la nostra Patria dal renzismo e da un'Europa che non è quella che per decenni abbiamo sognato. Riva Destra sta guardando sempre più da vicino la parabola ascendente di Matteo Salvini, come una speranza per chi ha avuto la propria casa bombardata dai fallimenti di Fini e della sua classe dirigente di vecchi colonnelli» 

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mercoledì 25 febbraio 2015

Rosario Crocetta è diventato Presidente della Regione Siciliana per sbaglio.

La grazia ricevuta gli ha dato alla testa tanto da provocargli un irrefrenabile delirio di onnipotenza.
Andiamo con ordine.
La Sicilia, da sempre, è stata di Destra.
Nessuno deve dimenticare che è stata la Regione del sessantuno a zero.
Il centro destra, ai tempi d’oro, riscuoteva dei consensi bulgari.
Crocetta non ha vinto!
E’ stato il centro destra a perdere.
In Sicilia la gente non ha mai fatto sconti a nessuno.
Gli inciuci perpetrati da Berlusconi con gli ultimi tre presidenti del Consiglio non sono passati inosservati.
La delusione degli elettori è stato un prezzo che i presuntuosi hanno pagato.
Il 67% dei siciliani che alle ultime europee non è andato alle urne proviene tutto dal potenziale elettorato del Centro Destra.
Crocetta, quindi, si è ritrovato Presidente della Regione per caso ed a causa dell’idiozia di chi da queste parti gestiva Forza Italia.
La diaspora tra Alfano e Miccichè, con la convinzione di quest’ultimo di poter vincere le elezioni, ha regalato la Regione alle sinistre.
Venne sacrificato sull’altare dell’imbecillità l’unico Uomo di grande carisma che riesce ad esprimere la destra in Sicilia: Nello Musumeci.
Il sessantuno a zero non fu merito di merito di Miccichè e le successive affermazioni del PDL non furono affatto di Alfano.
Berlusconi non lo ha mai capito!!!
Ai siciliani di Destra piace l’Uomo forte, il Presidente, il Capo.
Gradiscono quelli che badano più ai fatti che alle parole.
Non andranno a votare sino a quando qualcuno non gli riuscirà a far intravedere il cambiamento.
Sono assolutamente convinto, a differenza del miope Crocetta, che una parte di quel 67% di siciliani che si sono astenuti alle ultime europee, siano pronti a votare Salvini.
Se poi il Segretario della Lega riuscisse a chiudere un accordo con gente del calibro di Musumeci o Buttafuoco vedrete la presunzione dell’illuso Crocetta attaccata ad un metaforico “muro del pianto”.
La vestale Crocetta, dopo aver contemplato l’oracolo, ha sentenziato: “Salvini non sfonderà in Sicilia”.
Intanto Salvini un siciliano lo ha convinto e sono io.
Sono assolutamente d’accordo con questa sua affermazione: "Io non sfonderò in Sicilia come dici tu ma fammi solo la cortesia di tenere aperti gli ospedali, in modo che le bambine non muoiano in ambulanza cercandone uno aperto".
Io spero che il Centro Destra in Sicilia riesca ad unirsi attorno al progetto di Salvini.
A quel punto Crocetta potrebbe andare a fare in omissis cosa, tra l’altro, che mi dicono gli sia gradita!!

Alfio Bosco - Portavoce Nazionale di RivaDestra

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"Su Il Foglio, Pietrangelo Buttafuoco a 360 gradi sul progetto di Matteo Salvini".




DOPPIO LANCIO ANSA...ROMA 28/2: CIRCOLI RIVA DESTRA (ex An) IN PIAZZA CON SALVINI.

E' una speranza per chi ha avuto casa bombardata da Fini (ANSA)-
ROMA, 25 FEB - "Sabato in Piazza del Popolo ci saremo anche noi: guardiamo alla nascita di un unico fronte nazionale e sociale per salvare la nostra Patria dal renzismo e da un'Europa che non è quella che per decenni abbiamo sognato". 
Lo dichiara in una nota Alfio Bosco, portavoce nazionale del movimento Riva Destra, i primissimi circoli di An nati dalla svolta impressa da Gianfranco Fini all'allora MSI. 
"Riva Destra - continua la nota - sarà presente con delegazioni da varie regioni (Sicilia, Puglia, Calabria, Umbria, Marche ed Emilia Romagna), oltre che con il comitato romano, con il suo segretario nazionale Fabio Sabbatani Schiuma e il presidente onorario Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio". 
"Riva Destra - conclude la nota - sta guardando sempre più da vicino la parabola ascendente di Matteo Salvini, come una speranza per chi ha avuto la propria casa bombardata dai fallimenti di Fini e della sua classe dirigente di vecchi colonnelli. Una speranza per chi da tempo lavora con enormi difficoltà per ricostruirla, nuova, pulita e proprio senza mobili vecchi e tarlati". Sabato mattina Riva Destra parteciperà anche al convegno "Mille Patrie per l'Italia" che avrà tra i relatori Matteo Salvini
(ANSA). PH 25-FEB-15 11:12 NNNN

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SALVINI: RIVA DESTRA IN PIAZZA SABATO PER UN UNICO FRONTE NAZIONALE E SOCIALE.

"La mattina anche al convegno 'Mille Patrie per l'Italia', con Salvini".
ROMA, 25 feb - "Sabato in Piazza del Popolo ci saremo anche noi: guardiamo alla nascita di un unico fronte nazionale e sociale per salvare la nostra Patria dal renzismo e da un'Europa che non è quella che per decenni abbiamo sognato". Lo dichiara in una nota il portavoce nazionale del Movimento Riva Destra, Alfio Bosco. 
"Riva Destra - continua la nota - sarà presente con delegazioni da varie regioni (Sicilia, Puglia, Calabria, Umbria, Marche ed Emilia Romagna), oltre che con il Comitato Romano, con il suo Segretario Nazionale Fabio Sabbatani Schiuma e il Presidente onorario Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio.
La mattina - prosegue la nota - sempre di sabato, parteciperemo al convegno Mille Patrie per l'Italia, organizzato dal Il Talebano, che avrà come relatori il segretario federale delle Lega Matteo Salvini, il capogruppo della Lega al Parlamento europeo Lorenzo Fontana, il capogruppo della Lega alla Camera dei deputati Raffaele Volpi, Vincenzo Sofo, presidente del circolo culturale Il Talebano, il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, il sociologo leghista Fabrizio Fratus e i rappresentanti di diversi movimenti italiani interessati dal progetto patriottico europeo che in quella sede verrà inaugurato. 
Riva Destra - conclude la nota - sta guardando sempre più da vicino la parabola ascendente di Matteo Salvini, come una speranza per chi ha avuto la propria casa bombardata dai fallimenti di Fini e della sua classe dirigente di vecchi colonnelli. Una speranza per chi da tempo lavora con enormi difficoltà per ricostruirla, nuova, pulita e proprio senza mobili vecchi e tarlati". 

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PIAZZA DI SPAGNA: HOOLIGANS E ROSSO TREVI, DUE PESI E DUE MISURE.

Fabio Sabbatani Schiuma
LETTERA APERTA A GIAN MARCO CHIOCCI DIRETTORE DE 'IL TEMPO'.
Egregio Direttore, nel complimentarmi per la condivisibilissima, determinata e argomentata vibrata protesta del Suo giornale in occasione della vergognosa devastazione di piazza di Spagna da parte degli hooligans olandesi, mi permetta ora una riflessione sul passato prossimo e una piccola polemica.
Quando l'artista Graziano Cecchini, a cavallo del 2007 e del 2008, utilizzò un colorante del tutto innocuo per tingere di rosso l'acqua della Fontana di Trevi, peraltro premurandosi di non arrecare alcun danno al monumento, o effettuò il lancio di palline colorate dalla scalinata di Trinita' de' Monti, i titoli di alcuni giornali furono roboanti. Si parlò di 'offese al patrimonio architettonico della città'' e di come 'i teppisti feriscono i monumenti'. Erano in realtà azioni di avanguardia artistica neo-futurista, come molti critici riconobbero, che avevano anche il colore della denuncia sociale e non danneggiarono nulla e nessuno.
Cecchini invece si prese, se non sbaglio, una condanna esemplare di 8 mesi di galera, accompagnata da una raccolta di firme dei soliti intellettuali di stampo radical-chic e un processo mediatico infamante.
Invece a questi barbari che hanno danneggiato irrimediabilmente la fontana di Bernini e messo a ferro e fuoco Piazza di Spagna, gli hanno detto in pratica: "arrivederci e grazie", con il silenzio assordante dei benpensanti di cui sopra.

Fabio Sabbatani Schiuma, 
Segretario Nazionale Riva Destra, già vicepresidente del consiglio comunale di Roma

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lunedì 23 febbraio 2015

ROMA 28 FEBBRAIO: PRESENTI LA MATTINA ALLA CONFEDERAZIONE DELLE IDENTITÀ E IL POMERIGGIO IN PIAZZA DEL POPOLO

Il movimento Riva Destra nasce sulle ceneri dell'omonimo primo circolo di Alleanza Nazionale. All'epoca le parole d'ordine erano bipolarismo, democrazia dell'alternanza e una destra che, confinata lontano dall'arco costituzionale, si proponeva come forza di governo. Il progetto, a vent'anni di distanza, è risultato fallimentare. Senza entrare troppo nello specifico, ricordo a tutti che la destra italiana è stata senz'altro distrutta dalle gravi responsabilità di Gianfranco Fini. Ma tali responsabilità vanno condivise 'in solido' con una classe dirigente di colonnelli ex An, che con lui hanno condiviso tutti i passaggi, fino a essere finiti sotto 'altro padrone', solo per mantenere poltrone e incarichi. Classe dirigente che, giunta nei posti di comando, non ha fatto 'cose di destra', né marcato la differenza, spesso con risultati elettorali disastrosi. Quello che voglio dire è che, per ricostruire la destra italiana, a mio modesto avviso, è necessario in primis non portare ancora acqua al mulino a questa ex classe dirigente, che prima si è scannata per potere, ha cannibalizzato la destra e ora tenta di ripresentarsi unita, sorridente e ammaliante, con il solo scopo di recuperare poltrone perdute, o a serio rischio. Noi di Riva Destra, anche per trasformare in fatti le chiacchiere, abbiamo deciso di affidare la nostra 'presidenza onoraria' a persone nuove, a giovani di ottime speranze, i quali stanno già dimostrando molto, come il consigliere regionale del Lazio Fabrizio Santori. Stiamo organizzando dibattiti - il prossimo a Varese il 21 marzo e poi ancora Catania, Trani, Cosenza e ove saremo in grado - con altrettanti seri amministratori, provenienti dal nostro mondo, che vanno valorizzati oltre i loro territori, ove oggi sono già sindaci (es. Guido Guido Castelli, Andrea Marchetti...) e consiglieri ( es. Galeazzo Bignami). In loro riponiamo le speranza - e la certezza - di ricostruire la destra del domani, 'da destra'. Nel frattempo, semmai, guardiamo a chi ha oggi un linguaggio vicino al nostro, e pur non provenendo dal nostro mondo, parla chiaro e mostra coraggio: Matteo Salvini, il quale, ora arricchito da pensieri e riflessioni di un mondo culturale che gli è vicino, anche ispirato da persone in gamba come Pietrangelo Buttafuoco, può costituire una strada percorribile per la costruzione di un fronte nazionale di matrice francese, ma basato sulla tradizione italiana. Parteciperemo volentieri Sabato mattina, pronti a rimboccarci le maniche. 
Come sempre.

Fabio Sabbatani Schiuma, Segretario nazionale del movimento Riva Destra

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COSA SIGNIFICA LIBERTÀ RELIGIOSA?

Il diritto alla libertà di coscienza non si identifica con la libertà religiosa. Nella dichiarazione conciliare libertà religiosa vuole dire di più cella libertà di aderire ad una religione. Si trattandosi di tutti gli atteggiamenti di fronte al fatto religioso. La libertà è  garantita in tutte le situazioni: sia che si agisca secondo la propria coscienza o contro di essa; sia che si voglia agire religiosamente, irreligiosamente o antireligiosamente; sia che si adotti in materia religiosa un atteggiamento esattamente convinto, totalmente disgustato o caratterizzato da cattiva fede. A proposito disonesti diversi atteggiamenti, si dice che essi debbano poter esistere nella vita civile e sociale, senza che il cittadino sia, sotto questo aspetto, oggetto di costrizione.
Il campo religioso è un settore in cui dei terzi ( individuo, gruppi sociali, o autorità civili) non possono sottomettere l'uomo ad alcuna violenza, né di ordine fisico, né di ordine morale.
Il terreno religioso è un terreno riservato. Su questo piano sacrosanto dell'opinione "pro o contro", bisogna che l'uomo possa essere se stesso. 
Occorre che in questa materia possa prendere una decisione, senza temere, a motivo di questa scelta, di vedere un altro addossargli ogni sorta di difficoltà. A questo livello supremo, nessuna istanza umana può forzarlo ad agire contro la propria decisione personale, la propria convinzione e le proprie preferenze, salvo il caso che egli usurpi il diritto degli altri. Nelle relazioni sociali e civili, la religione deve essere considerata come un affare personale.
Il Concilio è un del parere  che la costrizione in tale materia sia un'offesa alla dignità della persona umana. Ecco perché la dichiarazione afferma che l'uomo ha diritto alla libertà religiosa nella vita sociale e civica. Essa esprime anche il voto che il potere legislativo confermi questo diritto nella Costituzione, affinché abbia così (per esempio di fronte ai tribunali) forza di legge, secondo la legislazione civile.
Ma dopo questa dichiarazione del Concilio in materia di libertà religiosa, dissente costantemente ripetere che la religione è un affare assolutamente libero.
Può dunque l'uomo decidere a piacere di vivere religiosamente o senza religione? Si può affermare che vi sia libera scelta tra le diverse religioni? Che non ci sia da seguire se non le proprie inclinazioni o preferenze? 
Simile concezione della libertà religiosa si rivela immediatamente inammissibile per chiunque si renda conto del ruolo che la coscienza deve rappresentare nella vita dell'uomo. Non si può invocare la propria libertà di coscienza in favore di un simile arbitrio nelle proprie relazioni con Dio. Ogni uomo deve, con tutta l'obiettività e con tutta l'attenzione voluta, esaminare ciò che la sua coscienza gli rivela e gli prescrive. "Perciò, dice il Concilio, ognuno ha il dovere e quindi il diritto di cercare la verità in materia religiosa, utilizzando mezzi idonei per formarsi giudizi di coscienza retti e veri secondo prudenza" ( Dichiarazione sulla libertà religiosa 3 ). L' uomo deve cercare obbiettivamente ciò che Dimesso vuole,  se Dio impone una forma determinata di religione. E poi deve praticare coscienziosamente ciò che, dopo matura riflessione, gli sembra l'atteggiamento religioso che s'impone.
La libertà religiosa concerne dunque un caso molto speciale. Nessuno può decidere a proprio arbitrio del proprio atteggiamento nei riguardi di Dio. Se non compie il proprio dovere, non perde per questo il diritto (negativo) di non vedersi, in questo campo, brutalmente importunato dagli altri. Per comprendere questa particolare disposizione, si pensi all'indipendenza acquisita nella ricerca scientifica o nel campo artistico. Dei terzi o delle amministrazioni pubbliche sono forse competenti per decidere in qual modo occorra realizzare invenzioni o fare opere d'arte? Sono sfere che possiedono leggi proprie. Lo stesso è, ad un livello superiore, della religione.
È essenziale alla religione che la si possa praticare liberamente e senza costrizione. Che uno voglia, dopo ciò, solo o con altri, a titolo privato o in pubblico, agire in materia religiosa secondo le proprie preferenze, i suoi simili non possono impedirgli di fare come vuole. È evidente che nell'uso di questo diritto occorre tener conto degli altrui diritti, della pubblica moralità, della coscienza pacifica dei cittadini, in breve dell'ordine pubblico.
Il Concilio descrive la cosa come segue: "Nell'esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: nell'esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto impropri doveri verso gli altri e verso il bene comune. Con tutti si è tenuti ad agire secondo giustizia ed umanità.
"Inoltre poiché la società civile ha il diritto alla protezione contro i disordini che si possono verificare sotto il pretesto della legge libertà religiosa, spetta soprattutto alla potestà civile prestare una tale protezione; ciò però deve compiersi non in modo arbitrario o favorendo iniquamente un determinato partito, ma secondo norme giuridiche, conforme all'ordine morale obbiettivo: norme giuridiche postulate dall'efficace difesa dei diritti e dalla loro pacifica composizione a vantaggio di tutti i cittadini, e da una sufficiente tutela di quella onesta pace pubblica che é un'ordinata convivenza nella vera giustizia , e dalla debita custodia della pubblica moralità.
Questi sono elementi che costituiscono la parte fondamentale del bene comune e sono compresi sotto il nome di ordine pubblico.
Del resto, nella società va rispettata la norma, secondo la quale agli esseri umani va riconosciuta la libertà più ampia possibile, e la loro libertà non deve essere limitata, se non quando è in quanto è necessario"  (Dichiarazione sulla libertà religiosa,7).

Sac. Walter Trovato, Presidente Istituto San Benedetto per l'Europa 

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Cossiga ci ricorda chi è Mario Draghi !

sabato 21 febbraio 2015

Con Aerei e Navi Nuove RISPARMIAMO !

Questo scrivevo il 21 agosto 2013 e questo confermo. Non ci si deve schierare per colore politico ma analizzando fatti e costi ! 
Giancarlo Bertollini
https://www.facebook.com/notes/giancarlo-bertollini/con-aerei-e-navi-nuove-risparmiamo-/10151847666504402
Gli attuali costi di manutenzione e gestione di Aerei e Navi in dotazione sono superiori a quelli delle rate per dotarci di Marina ed Aeronautica al passo con gli "altri" ! 

Mentre imperversa il dibattito sull’acquisto dei 91 cacciabombardieri F35 al costo complessivo di 13 miliardi di euro, i quali come ormai noto andrebbero a sostituire 256 aerei da combattimento obsoleti (Tornado, Amx e Harrier, che ci costano una cifra di Assistenza e Manutenzione), è passata quasi in sordina l’audizione del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Amm. Giuseppe de Giorgi, davanti alle Commissioni Difesa riunite di Camera e Senato lo scorso 19 giugno.

Siamo ancora quelli dei Santi, poeti e navigatori? Pare di no. Tralasciando i dettagli sulla cronica mancanza di personale, de Giorgi ha fatto presente che la Marina Militare Italiana è semplicemente destinata a perdere completamente la propria capacità marittima entro il 2025.
Delle 60 navi che attualmente compongono la flotta militare italiana (di cui solo 20 pronte a muovere) ben 51 andranno in pensionamento programmato entro la prossima decade. ”La nostra e’ ormai una Marina vecchia con navi la cui vita e’ al di sopra dei 20 anni”. Questo malgrado i compiti della forza armata restino molti, dalla difesa, alla sicurezza delle rotte, dal controllo dei migranti, alla vigilanza della pesca e dei porti. 

Fonte: Scenari Economici. Qui l'Articolo.


P.S. 
L'UNICA RISERVA CHE DOBBIAMO AVERE E' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SU QUALITÀ E CARATTERISTICHE TECNICHE CHE I MEZZI DEBBONO AVERE PER SODDISFARE LE NOSTRE NECESSITA'. 

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La guerra dei poveri tra Fitto e Alfano

Secondo un sondaggio il ribelle azzurro da solo vale più di Ncd. Ma fuori da Forza Italia non conterebbe più nulla.
Roma - Scissione? No, grazie. Purtroppo per Matteo Renzi o per Silvio Berlusconi, la speranza di liberarsi dei vocianti contestatori interni, quelli sempre pronti ad agguantare un microfono o monopolizzare una telecamera per dire peste e corna del proprio partito, del suo leader, della sua linea di governo o di opposizione e per denunciare - in tournée da uno studio televisivo all'altro - emarginazioni, persecuzioni, repressioni, morti della democrazia, stragi della legalità interna e feroci censure; ecco: quella speranza si fa sempre più fievole. 


RISPETTO PER FITTO. Come nella Lega non riesco a capire certi protagonismi di chi critica Salvini, in Forza Italia trovo assurda la criminalizzazione di Fitto, colpevole di aver rimproverato un'alleanza innaturale con la sinistra. Di certo un centrodestra con Alfano e Passera io non lo voto. 
Anche perché dove starebbe 'sta destra poi ? 


Italiano muore combattendo per l’Isis

Ucciso in Siria da una donna-cecchino curda. Su internet le condoglianze del Califfato
La morte risalirebbe al 3 febbraio scorso e ad ucciderlo sarebbe stata una donna combattente curda. È giallo sulla sorte di un presunto «foreign fighter» italiano arruolato tra le fila dell’Isis e ucciso ad inizio mese a Kobane, in Siria. La notizia è circolata sui social network ad opera di appartenenti allo Stato islamico.
L’uomo, sempre secondo i terroristi, sarebbe un italiano di origini francesi proveniente da Venezia. Abo'u Izat al-Islam, questo il nome scelto dal combattente per l’arruolamento tra i miliziani del Califfato, avvenuto circa due mesi prima che fosse ucciso. La notizia della morte, inoltre, è stata data anche sui profili Twitter di alcuni peshmerga. Tra i terroristi islamici, invece, qualcuno commenta amaro: «Hanno ucciso il fratello italiano Abo'u Izat al-Islam, ucciso da un cecchino curdo. È finita la pasta al dente». Il presunto combattente italiano, di cui viene anche postata in Rete una foto che lo ritrae sorridente e armato di khalashnikov, al momento non comparirebbe nella lista dei foreign fighters partiti dall’Italia.
Intanto il Libia la situazione si è aggravata. Ieri militanti dello Stato islamico hanno rivendicato gli attacchi con autobombe avvenuti nella città di Qubbah, in cui hanno perso la vita quaranta persone e altre settanta sono rimaste ferite. Nella rivendicazione, fatta su social media e firmata dallo «Stato islamico provincia di Cirenaica», i militanti spiegano che è la «vendetta per lo spargimento del sangue di musulmani nella città di Derna». Il riferimento è ai raid aerei lanciati lunedì dalle forze aeree egiziane. Un secondo attentato all’oleodotto di Sarir, nel sud della Libia, sarebbe invece stato sventato dalle guardie preposte alla sicurezza degli impianti petroliferi che hanno individuato un ordigno a sei chilometri di distanza dal sito. Proprio il petrolio sarebbe al centro degli interessi dell’Isis. Secondo l’incaricato d’affari libico a Roma Azzedin al-Awami i jihadisti, come accaduto già in Siria e Iraq, stanno tentando di «mettere le mani» sui pozzi di petrolio della Libia per finanziare le loro attività terroristiche. «Per questo il governo (di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, ndr) - ha aggiunto - chiede alla comunità internazionale di revocare l’embargo sulla vendita di armi alla Libia in modo da permettere al governo di difendere i campi petroliferi e sconfiggere il terrorismo». Finora, nelle mani dell’Isis non ci sarebero pozzi petroliferi, ma soltanto il porto di al-Zawiya. Mentre tutti i pozzi dell’ovest del paese, ovvero dai campi di Ras al-Lanuf fino al confine con l’Egitto, sono sotto il controllo del governo con sede a Tobruk. Per quanto riguarda la nascita a breve di un governo di unità nazionale, l’incaricato d’affari libico a Roma sostiene che ci sono «meno del 50% di possibilità». «Noi del governo di Tobruk vorremmo veramente la conciliazione nazionale in Libia, ma per fare questo c'è bisogno di un lungo periodo», ha affermato al-Awami, aggiungendo che il dialogo tra le fazioni ha davanti a sé ancora «un lungo percorso». Sulla situazione di Sirte al-Awami ha confermato che «è sotto il Califfato», mentre ha smentito le notizie circolate su un intervento delle milizie di Misurata. A questo punto, secondo Clint Eastwood , «forse era meglio tenersi Saddam Hussein e Muammar Gheddafi». Per il regista americano di «American sniper», in un'intervista al magazine tedesco Focus, «continuiamo a cercare di insegnare la democrazia alle altre culture, ma in alcuni casi serve un dittatore perchè le cose funzionino». 

Francesca Musacchio - IL TEMPO

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A PROPOSITO DI "HOOLIGANS" OLANDESI

Noi laziali rastrellati nell’inferno di Varsavia.
di Alessandro Vinci, tifoso laziale, 22 anni arrestato a Varsavia. 
Rabbia, dolore, senso d’ingiustizia. Sono questi i sentimenti che provo mentre leggo i quotidiani e guardo in televisione le immagini di Roma messa a ferro e fuoco da un’orda di delinquenti. Ubriachi di alcool e di violenza. Senza morale, senza coscienza. E il cuore inizia a pulsare più forte, con la mente che ritrova e riapre alcuni cassetti della memoria che speravo sepolti sotto la polvere del tempo.

Quelli con i quali, comincio ad esserne certo, dovrò convivere per la vita. Così, mentre scorrono sullo schermo come un film le barbarie che gli hooligans olandesi stanno mettendo in atto nella nostra città, la mia testa torna istintivamente, direttamente, dolorosamente, a Varsavia. Eccoci in strada, con sciarpe e bandiere, felici di seguire ancora per il mondo la nostra squadra del cuore. Siamo tanti davanti all’Hard Rock Café.

Partiamo tranquillamente in direzione dello stadio, inconsapevoli di ciò che sta per accaderci. Dell’inferno che ci hanno riservato in Polonia. All’improvviso ci circondano, ci buttano in terra, non si capisce più niente. Non sono i tifosi del Legia, ma gli agenti della polizia locale in tenuta anti-sommossa.

Perdo l’orientamento, cosa sta accadendo? Vedo manganelli ovunque, scudi e lacrimogeni. Chi ce la fa scappa, tutti corrono cercando di eludere i blocchi delle forze dell’ordine. Io e tanti altri veniamo rastrellati in strada e caricati a forza su delle camionette precedentemente posizionate in una stradina laterale.

A questo punto, mentre tutto è confuso, una cosa è invece chiarissima. Siamo vittime di un agguato preparato nei minimi dettagli. È l’inizio dell’incubo. Dei processi sommari ed in una lingua a noi incomprensibile, delle ammissioni di colpa estorte con l’inganno, del cibo razionato e dell’acqua quasi assente. Molti di noi, nonostante le famiglie siano disponibili a versare la cauzione, restano dietro le sbarre del carcere di Bialoleka per settimane. Umiliati, derisi, chiamati mafiosi dalle guardie. Per tutti arriva anche il Daspo di due anni per le manifestazioni sportive in Polonia. Ultimo souvenir da mettere nella valigia di una trasferta inimmaginabile. Ora basta.

Mi scuoto, ripongo negli angoli più remoti della psiche il passato. E la realtà mi travolge. Penso alla mia città, parte di un’Europa unita solo nelle stanze di Bruxelles, con leggi e relative applicazioni diverse ed inique, costretta a subire l’ennesima violenza. Vorrei chiudere gli occhi ma non posso. E la rabbia sale.

Fabio Sabbatani Schiuma - Segretario Nazionale di Riva Destra

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Santori e Schiuma ci saranno «Il 28 in piazza con Matteo».



venerdì 20 febbraio 2015

SU FACEBOOK SCRIVONO CHE :"DOBBIAMO RINGRAZIARE IL PDL".

RISPONDO !  
NO E POI ANCORA NO. DOBBIAMO RINGRAZIARE CHI CONTINUA A CERCARE DI INDIVIDUARE SE IL FARABUTTO DI TURNO SIA DI DESTRA O DI SINISTRA. LA POLITICA NON ESISTE PIÙ DA ANNI, SE NON NELLA TESTA DEI POVERI CITTADINI. UNA CASTA DI LADRI CONTINUA A FARE I PROPRI PORCI COMODI RIDENDO DEGLI ITALIANI CHE PASSANO IL TEMPO A LITIGARE TRA LORO DICENDO SE E' COLPA DI BERLUSCONI O COLPA DEI PARTITI AL GOVERNO. I LADRI NON HANNO COLORE, SONO FARABUTTI E BASTA. ABBIAMO UN GOVERNO CHE FA LA CONTA DI QUANTI INDAGATI HA E I GIORNALI SCRIVONO DI TROIE. GLI ITALIANI MERITANO DI MORIRE DI FAME IN UNA NAZIONE LETAMAIO CHE, SENZA UNA SOLUZIONE DRASTICA, A BREVE SARA' COMPLETAMENTE PRIVA DI SERVIZI, PENSIONI, SANITÀ, MANUTENZIONE E SICUREZZA ! 

GIANCARLO BERTOLLINI


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Roma-Feyenoord, Bruzzone: “Italia ha paura di mostrare i denti. Poliziotti ridotti ad ombre, come reagire”.

Una furia. Mai avevamo sentito Roberta Bruzzone così alterata. La sua è una difesa nei confronti delle Forze dell’Ordine “terrorizzate dalle conseguenze di fare bene il proprio lavoro”. La nota criminologa invoca la certezza della pena e “soprattutto la sua rapidità” nell'intervista a IntelligoNews, nella quale auspica che dopo gli incidenti di ieri a Roma si inizi a dare qualche segnale forte…
Come definisce il tipo di criminalità visto ieri a Roma e chi deve pagare per quanto accaduto?
«Un gruppetto di squilibrati di infima categoria che ha ferito Roma nei suoi luoghi più preziosi. Si immagini cosa può fare un gruppo di soggetti anche malamente organizzati. Chi sbaglia deve cominciare a pagare senza se e senza ma…».
Ancora una volta nel mirino finisce la certezza della pena?
«La certezza della pena e soprattutto la sua rapidità. È come se un genitore dicesse a un figlio che deve pagare per l’oggetto che ha rotto, ma la punizione arriverà dopo sei anni. Se l’oggetto lo hai rotto oggi ti punisco subito, altrimenti che tipo di deterrente è?».
La città non è stata difesa in modo adeguato?
«Dobbiamo alzare la guardia cari signori, è ora di finirla. L’Italia non deve essere il Paese in cui ognuno può fare ciò che gli pare, bisogna cominciare a dare qualche segnale forte. 
Il problema è anche legato ai tagli che hanno subito le Forze dell’Ordine?
«Dobbiamo capire cosa vogliamo fare da grandi. La coperta è corta, ma se vogliamo sicurezza dobbiamo investire altrimenti poi non possiamo lamentarci. Le nozze con i fichi secchi non si possono fare, chiaro? Quello che ci hanno fatto credere non va bene, occorre una revisione del Paese che sia scevra da logiche populistiche».
Ieri sera Renzi ha detto che è il Feyenoord a dover chiedere scusa…
«Non è un problema di scuse da parte dell’Olanda, questo è un gruppo di imbecilli che sono riusciti a fare ciò che volevano in totale autonomia e libertà. Il problema è che l’Italia deve essere in grado di prendere subito a calci in culo gente di questo tipo! Abbia pazienza…».
Qual è allora il vero problema di questo Paese?
«L’avere paura di mostrare i denti. L’Italia non è in grado di reagire nella giusta misura davanti a situazioni di questo genere e anche più gravi. Noi ci facciamo letteralmente fare a pezzi dai primi imbecilli che vengono. Che speranze abbiamo se venissero quattro soggetti anche malamente addestrati? Questo è il punto».
Inizia intanto la pratica dello scaricarsi a vicenda le responsabilità. Chi ha sbagliato: il Campidoglio, la Prefettura, il Viminale?
«C’è una responsabilità diffusa perché ci sono delle direttive che non consentono agli ottimi operatori di Polizia che abbiamo, e ci tengo a ribadire questo concetto, di fare il loro mestiere perché ormai sono tutti terrorizzati dalla conseguenze di fare bene il proprio lavoro.
Siamo arrivati a questo punto. Alla fine dei giochi per un arresto fatto in maniera energica i poliziotti rischiano di andare davanti ai giudici. Se vogliamo difendere i delinquenti basta essere chiari e poi non lamentarsi quando accadono fatti come quelli di ieri. Abbiamo ridotto gli operatori di Polizia ad ombre di quello che erano».
Non è sufficiente il Daspo…
«Ma quale Daspo! Questo è il Paese dove la peggiore feccia d’Europa viene nella consapevolezza di poter fare quello che le pare perché alle brutte, anche se arrestata, dopo un paio di giorni potrebbe essere già fuori».
Questa volta non si può neanche tirare in ballo il fattore sorpresa visto quanto accaduto circa dodici ore prima a Campo de’ Fiori…
«Ancora stiamo a giocare con la prevedibilità? Si sa benissimo che un gruppo di tifoserie di questo tipo può portare guai, ma cosa aspettiamo la domanda in carta bollata?». 

Fonte: IntelligoNews 

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giovedì 19 febbraio 2015

VENEZIANI: Alleanza Nazionale "non ha lasciato segni nella storia italiana".

Marcello Veneziani su An: "quel partito è ormai scomparso dalla storia del Paese". E su Berlusconi:"La destra di Berlusconi ormai è una coalizione intorno a un leader, una struttura monarchica". 

"Dell’esperienza di An non c’è più traccia", afferma Marcello Veneziani: quel partito è ormai scomparso dalla storia del nostro Paese.
Marcello Veneziani, dell’idea che, vent'anni fa, portò la destra al governo, cosa resta oggi?
"Quell'idea, quelle condizioni quelle passioni e quei valori esistono allo stato diffuso, quello che non esiste più e che non ha lasciato traccia è l’idea di una destra politica. È passata via come acqua che scorre, non ha lasciato alcun tipo di impronta, negli anni in cui è stata al governo, in Parlamento: nulla di significativo che possa dire: qui è passata la destra".
E i valori?
"Quelle convinzioni, che alimentavano la maggioranza silenziosa del Paese, quella cospicua fetta di italiani che si riconoscevano in quei valori tradizionali, comunitari, quelli, credono, che restino ancora. Non hanno espressione politica né nessuno che li rappresenti, ma esistono".
La differenza tra il Msi e An?
"La differenza fu essenziale, il Msi fu un partito di testimonianza che mirava a tenere unita una comunità ed un partito in una posizione che si sapeva essere ininfluente. Aveva la nobiltà e la sterilità della testimonianza. An fa il percorso opposto: nasce come forza in funzione di una coalizione che va al governo e che poi vince, rientra ampiamente nella dimensione politica, ma poi non lascia tracce, la sua esperienza complessiva è negativa. Il bilancio che si fa porta a dire paradossalmente che era meglio la destra di pura testimonianza".
Quante volte è cambiata la destra?
"La destra ha sempre avuto una pluralità di anime: c’era anche, ad esempio, nel Msi, un’anima che era filoisraeliana, filoccidentale e un’altra anima che invece tendeva più a riconoscere le ragioni dei palestinesi, a concepire l’Europa in antitesi o almeno non subordinata all’America e all’Occidente. Ci sono sempre state pluralità di espressioni. Le stesse cose sono continuate dopo in An, Non c’è un piano progressivo da una destra chiusa, dura e pura, a una destra, invece, libera e felice".
E la destra che c’è oggi?
"La destra di oggi, lo sostengo da tempo, esiste come opinione pubblica, come convinzione di molti, ma non c’è altro. Oggi i due soggetti che vagamente la interpretano sono la Lega di Salvini, o meglio, Salvini più che la Lega, che la interpreta con i tratti duri, radicali, di un lepenismo alla lombarda, non direi nemmeno all’italiana. Dall’altra parte Giorgia Meloni che ha sicuramente un linguaggio molto vicino alla destra e alle sue componenti storiche, ma che rappresenta un piccolo partito che ha anche difficoltà ad esprimere una classe dirigente. Queste sono le destre superstiti".
E Berlusconi?
"La destra di Berlusconi ormai è una coalizione intorno a un leader, è una struttura monarchica, legata al suo rapporto fiduciario nei confronti del capo e il capo un giorno è liberale, un altro è populista, e un giorno cura, come è comprensibile, i suoi interessi, non si può definire stricto sensu un’espressione di una destra".
Perché Salvini ha successo?
"Il suo successo si spiega da una parte con il cedimento di Berlusconi che, per quanto abbia contestato questi tre anni e mezzo in cui è stato all'opposizione ha sostenuto il governo Monti, il governo Letta, in una prima fase, ha fatto il patto del Nazareno, ha rivotato Napolitano... questo ha creato il desiderio di una destra che fosse di opposizione e non di appoggio. A questo si aggiungono i temi, che sono quelli della Le Pen in Francia, e che Salvini ha cavalcato benissimo in Italia: l’identità italiana, le radici cristiane, l’allarme immigrazione, contestazione dell’euro e della tecnocrazia che è alle sue spalle, tutto un frasario reso anche televisivamente in modo diretto, semplice".

A. A. - Fonte: IL TEMPO

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mercoledì 18 febbraio 2015

Europa: Riva Destra ha la vista lunga !

L'Isis si prepara a prendersi la Tunisia. Complimenti sempre agli idioti italiani che inneggiavano alla Primavera araba. 
Riva Destra il 16 febbraio del 2011 era sotto la sede del Parlamento europeo a Roma, con la pioggia e due striscioni: 
"Aridatece Ben Alì, Mubarak e Gheddafi" 
e "Clandestini fuori da confini". 


IL FUTURO DEL CENTRODESTRA

La destra romana in fila da Salvini
Il leghista prepara la manifestazione del 28 a piazza del Popolo. Allarme centri sociali.

Obiettivo centomila. Fervono i preparativi per la manifestazione promossa da Matteo Salvini il prossimo 28 febbraio a Roma in piazza del Popolo. Quella del segretario della Lega è una vera e propria chiamata a raccolta del popolo antirenziano, un’adunanza delle destre che vedono il leader del Carroccio - in costante crescita nel Centro-Sud - come l’unico in grado di riaggregare un campo balcanizzato e in crisi politico-culturale e di rimetterlo in pista per sfidare il Pd.
Il titolo della manifestazione, del resto, è eloquente: "Renzi a casa". Salvini alza i toni, attacca il governo su immigrazione, terrorismo, economia, Europa e lancia il guanto di sfida al premier e segretario Dem. "Ci saranno centomila persone, una risata li seppellirà", dice il segretario di via Bellerio ricorrendo a una storica citazione anarchica. "Piazza del popolo a Roma non dico che deve esplodere, visti i tempi, ma ribollire di persone per bene: interverranno dal palco medici, poliziotti - prosegue Renzi - Abbiamo bisogno di persone per bene".
Autorevoli fonti parlamentari riferiscono che il 28 febbraio raggiungeranno la Capitale circa 250 pullman, circa 150 di quali dal Nord e un centinaio dal Mezzogiorno. Tantissimi militanti, invece, arriveranno a Roma in treno. L’allerta delle forze dell’ordine resta altissima. Sebbene la manifestazione di Salvini non sia un corteo, da giorni centri sociali e collettivi studenteschi di estrema sinistra promettono contromanifestazioni al grido di «Salvini Roma non ti vuole», come riportato da Il Tempo il 7 febbraio. Il timore è che possano verificarsi scontri durante l’afflusso in piazza del Popolo dei militanti di Salvini. Oggi collettivi e centri sociali si rivedranno all’università La Sapienza - come già fatto ai primi del mese - per organizzare la controffensiva: un corteo dall’ateneo fino in piazza del Popolo, anche se nessuna manifestazione sarebbe stata ancora autorizzata dalla Questura.
Di certo in piazza del Popolo ci saranno non solo gli elettori del leader leghista, ma anche i politici romani che hanno aderito alla lista "Noi con Salvini". Tra loro il consigliere comunale e capogruppo Ncs in Campidoglio Marco Pomarici. Ma anche tanti politici che ufficialmente ancora non hanno scelto formalmente l’altro Matteo e che militano in altri partiti, come la leader di Fratelli d’Italia-An Giorgia Meloni. Ci sarà ad esempio l’ex portavoce nazionale Ncd Barbara Saltamartini, ora passata al gruppo Misto. E a nessuno sono sfuggite le dimissioni da capogruppo Ncd in Regione Lazio di Pietro Di Paolo, marito della Saltamartini. Di Paolo ha spiegato ai colleghi l’intenzione di percorrere un percorso politico diverso da quello di Alfano, ma non se l’è sentita, per correttezza istituzionale, di andarsene da capogruppo in carica. Alla Pisana sono in tanti a guardare a Salvini. C’è ad esempio il giovane Fabrizio Santori e voci di corridoio parlano di una prossima formazione di un gruppo consiliare "Noi con Salvini" in Consiglio regionale.
Insomma, l’altro Matteo miete consensi. Ora toccherà a lui decidere come muoversi. In molti vogliono capire il progetto e fino a che punto la sua sarà una lista civica, quale possa essere l’agibilità per chi ricopre una carica elettiva. «Aspettiamo che la nebbia si diradi - spiega un consigliere regionale - Per la destra Salvini è la luce fuori dal tunnel, però manca ancora chiarezza. Il senatore Volpi all’inizio ha spinto molto sull’acceleratore e ora il progetto è stato frenato: in tanti fuori dalla porta aspettano ancora una risposta. Inoltre cosa farà il resto della destra, ad esempio la Meloni? È chiaro però che l’attenzione verso Salvini resta altissima». L’impressione è che dopo il 28 febbraio e con l’avvicinarsi delle regionali tutto possa essere più chiaro.

di Daniele Di Mario - IL TEMPO

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EMERGENZA TERRORISMO !

Un interessantissimo articolo di Don Walter Trovato, Cappellano della Polizia di Stato su "IL TEMPO" di oggi.

Don Walter Trovato
Il vescovo Martinelli non è solo.
di Don Walter Trovato, Cappellano della Polizia di Stato.

Caro Direttore, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vescovo di Tripoli, ha deciso di non lasciare la Cattedrale di San Francesco in terra libica. Il suo gesto è un atto d i coraggio, segno di una profonda fede, e diventa un esempio di totale dedizione alla Missione che Cristo gli ha affidato. La mia vuole essere però non solo una testimonianza di profonda ammirazione per quest'uomo che resta in piedi nella Chiesa, mentre fuori la violenza bagna di sangue la terra dove peraltro sono anch'io nato. Nel nome di Dio il solo sangue ammesso è quello del martirio, del proprio sangue donato per il Bene e la pace, e non può essere quello di una violenza atroce.
Il solo martirio esistente è infatti donare la propria vita, fermi nella fede per amore di Dio e del prossimo ed anche per quest'ultimo in virtù dell'amor di Dio. Mi resta difficile pensare che esista qualche uomo che in nome di Dio uccida e si auto proclami martire.
Mons. Martinelli, che dà esempio anche a me Sacerdote di Cristo, non resta solo nello sedere su quella Cattedra: tanti cristiani nel mondo lo stanno ammirando e si stringono a lui e per lui, pregano affinché tutto questo abbia presto fine e affinché cessino le violenze quotidiane che i cristiani subiscono nel mondo, a causa di una fede che non uccide.
Concludo, caro Direttore, ringraziandoLa per lo spazio concesso dal Suo giornale e con umiltà e spirito fraterno, chiedo una preghiera e un piccolo sacrificio offerto al Signore, dato anche il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, per il Vescovo della capitale libica. Stiamo uniti nella preghiera in questo momento di prova. Vi benedico e saluto con cordialità.

Don Walter Trovato Cappellano della Polizia di Stato.

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IL TEMPO: Armiamoci e partite !

L'Editoriale di
Gian Marco Chiocci
Armiamoci e partite per le crociate. La capriola di Renzi in meno di 12 ore su un tema un tantino delicato come l’intervento militare in Libia, surclassa, ridimensiona, annienta qualsiasi altra performance precedente su promesse brutalmente smentite, assicurazioni puntualmente negate, cambi di passo sempre rimandati. Lo «stai sereno» a Enrico Letta o al Berlusca sull'elezione del Capo dello Stato è niente rispetto a ciò che il premier, con codazzo di ministri in mimetica, è riuscito a dire e a negare agli occhi del mondo e del Califfo che ha piantato le tende a sud di Roma. Se l’altro ieri don Matteo annunciava l’entrata in guerra dell’Italia «pronta a guidare un’operazione militare», lo stesso don Abbondio ieri richiamava goffamente le truppe mandando in crisi il suo ministro della Difesa - che aveva strombazzato l’adunata di 5mila uomini per la Campagna d’Africa - e soprattutto quello degli Esteri, che per aver fatto da megafono ai propositi belligeranti del suo diretto superiore, s’è ritrovato con una fatwa personalizzata dai tagliagola islamici.
A ciò aggiungeteci quel che il ministro dell’Interno è riuscito ad affermare sulla possibilità di un’infiltrazione di terroristi sui barconi, smentendo con ciò almeno cinquanta sue dichiarazioni passate. Si potrebbe infierire sulla figuraccia fatta pure con l’Europa che ha rivelato il menefreghismo italiano nel chiedere aiuto sul fronte Isis, oppure con la decisione di discutere della Libia giovedì in parlamento quando per questioni di propaganda personale il premier è solito convocare i lavori alle 7 del mattino. Se l’avanzata dell’uomo nero e l’esodo via mare preoccupa finalmente tutti (tranne i soliti idioti pacifisti radical chic) a noi terrorizza decisamente altro: l’improvvisazione di quanti dovrebbero pensare a farci dormire sonni tranquilli e invece straparlano senza rendersi conto dei danni che fanno.

Di GIAN MARCO CHIOCCI

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ECCO LA VITA DELLE DONNE SOTTO L'ISIS

Il noto quotidiano britannico The Guardian ha condotto un’inchiesta, pubblicata oggi, riguardante le rigide regole che gli estremisti islamici dell’Isis impongono alle donne residenti nelle regioni conquistate.
A parlare sono state alcune donne residenti a Mosul, Raqqa e Dier el-Zour, che attraverso telefoni privati e Skype hanno raccontato di come fossero, ad esempio, costrette ad uscire solo in compagnia di un guardiano, chiamato mahram, e ad indossare pesanti veli a doppio strato per tenere coperto praticamente tutto il corpo.
Una di queste testimoni, la 20enne Sama Maher, ha dichiarato di essere stata più volte incarcerata dalla polizia religiosa per aver contravvenuto a queste rigide norme. La giovane ha infatti dichiarato “E’ impossibile per una donna di Raqqa o di Deir el-Zour andare da qualsiasi parte senza il controllo di un mahram. Ho dovuto interrompere i miei studi ad Aleppo-ha continuato la ragazza-perché non mi è più permesso attraversare i checkpoint senza un mahram, ed uscire dalla città come facevo un tempo”. L’Isis ha infatti, tra le altre cose, provveduto a far chiudere tutte le sedi universitarie nelle aree sotto il suo controllo. Anche gli stessi guardiani maschi sono sottoposti a severe punizioni, nel caso in cui la donna affidata loro si permetta di provare ad eludere anche solo una di queste regole.
“Obbligano le donne di tutte le età a mettere il velo, sebbene la maggior parte delle donne di Mosul indossi lo hijab. L’Hisbah colpisce le donne in testa con un bastone, quando le sorprende senza velo” ha invece confessato Maha Saleh, pediatra di 36 anni. A Raqqa, capitale dell’Isis in Siria, le donne vengono obbligate ad indossare l’abaya (un lungo camice nero che copre tutto il corpo, esclusi piedi e mani), con tanto di velo per coprire il volto, ed in seguito persino un velo per coprire gli occhi.
C’è anche una testimonianza maschile tra le varie voci femminili, ed è quella di Sabah Nadem, cittadino di Mosul, che racconta un tragicomico aneddoto riguardante un normale atto di routine: fare la spesa al supermercato. “Una volta sono andato in un suq (una sorta di grande mercato, nda) con mia moglie, ma dopo un po’ l’ho persa in mezzo alla folla. Il problema è che tutte le donne erano coperte da capo a piedi, e non capivo quale fosse mia moglie. Ero spaventato, temevo di poter tornare a casa con la donna sbagliata. Sarebbe stato un disastro finire in mano all’Hisbah. Non potevo nemmeno utilizzare il cellulare, perché non c’era campo”. Alla fine Nadem ha dichiarato di essere riuscito a trovare sua moglie, a dopo averla chiamata per lungo tempo a gran voce in mezzo al resto della folla.
Persino nelle scuole e negli ospedali vigono queste imprescindibili norme, e sono le donne sopra i 45 anni sono esentate dall’obbligo di indossare il velo per coprire interamente il viso. Anche negli autobus vengono effettuate ispezioni ad opera degli uomini dell’Isis, che controllano caso per caso che le donne indossino ogni singolo capo d’abbigliamento previsto dal fanatico codice, e che siano accompagnate da un mahram. E di recente, a Mosul, l’Isis ha ordinato la chiusura di tutti i saloni di parrucchiere. Drammatica la storia di Samah Nasir, 43 anni, che ha deciso di riaprire il salone nonostante il divieto, perché ormai lei-parrucchiera di professione da 9 anni-non aveva altro modo per dare da mangiare ai propri figli, e pagare le cure mediche per il marito malato.
In seguito a questo fatto, l’Hisbah si presentò a casa sua, portando suo marito davanti alla corte della sharia. Quindi dichiarò che la donna, come pena per aver sfidato le leggi imposte dai terroristi, avrebbe dovuto pagare l’equivalente di 1.500 dollari, e ricevere 10 frustate ai piedi. “Non mi sono mai trovata in una simile situazione” ha confessato Samah agli inviati del The Guardian, aggiungendo poi che ora vive nel terrore, ed esce di casa solo quando strettamente necessario.
Un crudo spaccato che racconta quanto possa essere spaventosa e terrorizzante la vita sotto una dittatura religiosa. 

Fabio Sabbatani Schiuma

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martedì 3 febbraio 2015

SABATO 14 Febbraio, riunione del Comitato Romano di Riva Destra.

Ore 10.30, piazza dei Quiriti 21 - Roma 'Prati' Ovviamente la riunione è aperta a tutti gli interessati. Come sempre.
Ormai siamo al Big bang della destra, ma anche di tutto il centrodestra. Difficile mettere a fuoco dove porteranno di preciso tutte queste spinte gravitazionali dei singoli astri nascenti, le deflagrazioni di stelle piu' o meno morenti e a quali nuovi allineamenti e assetti partitici - e soprattutto elettorali - approderanno. Io sono certo solo di due cose: nulla fortunatamente sarà più come prima e comunque Riva Destra non solo ne è uscita viva, ma si è rafforzata ed è pronta a vivere una nuova era in un nuovo sistema politico. Noi lavoriamo per far risorgere la destra 'da destra' e per la creazione di un nuovo Fronte sociale e nazionale di ispirazione francese, ma di tradizione italiana. E oggi siamo ancora più convinti di farcela. 

Il Segretario Nazionale Fabio Sabbatani Schiuma 

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