Ultimissime

martedì 9 settembre 2014

OCCHIO CHE LA RUSSIA NON E' LA LIBIA E PUTIN NON E' GHEDDAFI...

Tutto e il contrario di tutto. Obama dà la linea e tutti appecoronati. Consenzienti e contenti. E complici. Complici di una politica Usa ormai senza capo né coda, altalenante e discontinua. Barack traccia il solco, ma si vive alla giornata. E lo si impone agli alleati. Che devono pure partecipare se non dirigere il lavoro sporco per conto loro. Come nella vicenda delle primavere arabe. Zitti e mosca che lo Zio sennò si incazza. E così è stato per la Siria e il tentato defenestramento di Assad. Armi, dollari, intelligence e battage mediatico continuo per far franare il terreno sotto ai piedi del dittatore siriano. Con l’Europa delle illuminatissime élite entusiasticamente al seguito. Per poi accorgersi che forse quelli della Jihad contro il tiranno di Damasco, quelli dell’Isis, non erano poi così buoni, che della democrazia e dei diritti non gliene importava un fico secco, ma che al Califfato islamico con tanto di sharia e di teste mozzate erano e sono interessatissimi. E perciò, adesso che pure nelle case degli americani sono arrivati i video dei tagliatori di teste sunniti e soprattutto che il sangue versato è a stelle e strisce changé la dame signore e signori: inversione a U. Il tiranno non è poi così cattivo se ci aiuta contro questi fanatici. Parliamo pure con Assad. Come se nulla fosse. E con quest’imbelle Europa silente e contenta. Lo stesso schema che sembra riprodursi nella crisi ucraina. Voce grossa contro l’imperialista Putin (che tre mesi fa impedì il bombardamento della Siria) che si riprende ciò che è sempre stato suo (Crimea) e successivo tentativo di strangolamento economico della Russia con la baldanzosa Europa sempre al seguito. Solo che la Russia non è la Libia. E Putin non è Gheddafi. E il bau bau dei media risulta ininfluente. Se non controproducente. Come la storia delle sanzioni uno, due e tre: che stanno strangolando la nostra agricoltura e persino l’economia di frau Merkel. Perché l’Ucraina non è mica Danzica. E in realtà i suoi confini li ha avuti solo con la fine dell’impero sovietico. Mai prima. Confini che si sono dimostrati subito fasulli. Aleatori. Fatti non per liberare, ma per inglobare etnie diverse. Logico che ne scaturisse un conflitto. E logico che il tricolore con l’aquila bicipite di Vladimir Putin provocasse un’attrazione formidabile per quelle popolazioni dell’est che hanno sempre guardato alla Santa Madre Russia. E allora? Che si fa? Che fa la Nato riunita a Newport in Galles? Facciamo la guerra a Putin o gli chiediamo sostegno e partecipazione contro i tagliatori di teste jhiadisti? E se poi tra due settimane, col referendum già indetto, gli scozzesi con tanto di kilt decidono di diventare indipendenti che fa la Nato? Dichiara guerra pure a loro? 
di Fabio Sabbatani Schiuma

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