domenica 24 marzo 2013

Scrivi "FABIO SCHIUMA" al Comune di Roma - Perché scendo di nuovo in campo. Con il PdL.

Chi mi conosce sa che ho fatto sempre il mio dovere, con passione, impegno, coraggio e sacrificio, che ho sempre messo la mia faccia ovunque, tra proteste, barricate e denunce.
Ho preferito sempre la piazza, lo stare in mezzo alla gente, quella vera, da Laurentino 38 a Tiburtino III, con un megafono in mano ho fatto comizi alla Garbatella con i centri sociali schierati e capitanato proteste dure di persone che rivendicavano il diritto alla casa o alla sicurezza. Sono stato sempre il primo a espormi per ciò che facevo e non mi sono mai tirato indietro di fronte a nulla.
Anche le aule dei tribunali fanno parte del 'gioco' e un processo l'ho avuto anche ultimamente per aver chiesto trasparenza per il latte che beviamo a Roma: 'qualcuno in alto' mi ha denunciato per calunnia, salvo poi ritirare tutto dopo le prime tre udienze.
Come denunci vieni anche denunciato, come accusi ti devi anche difendere: l'ho sempre fatto e ho vinto tutti i procedimenti giudiziari che mi sono stati intentati, dal Laziogate, dove sono stato prosciolto in udienza preliminare senza neanche ricorso dei pm, dopo 2 anni di indagini che mi hanno fatto oggetto di uno sporco processo mediatico, alla fine del quale ho mandato a quel paese il mio ex partito che non mi sosteneva, anzi mi aveva condannato per motivi di corrente, prima che si esprimesse la legge.
"Sei bravo ma troppo ingombrante", mi disse Alemanno quando non mi fece riconfermare nel  ruolo di vicepresidente dell'aula Giulio Cesare, nonostante l'indagine e il clamoroso successo elettorale con il quale mi sarebbe spettata la riconferma.
Ho preso denunce per manifestazioni non autorizzate per difendere le case di 'La Storta' o sotto l'ambasciata di Romania quando fu violentata e uccisa da un rom la nostra concittadina Giovanna Reggiani.
Si, sono orgoglioso di quello che ho fatto, anche dei miei errori che non rinnego e delle mie scelte passate che non rimpiango, anche e soprattutto di quell'articolo di Libero a firma Nicoletta Orlandi Posti che mi definì "Schiuma, il ribelle".
Sono fatto così, con pregi e difetti come tutti. Nei rapporti personali incapace di essere molto diplomatico o di non far trasparire simpatie e antipatie, ma coerente sempre con la parola data e con il senso dell'onore a guidare comunque la mia agenda politica e umana.
Sono orgoglioso poi non solo di aver vinto sempre ogni campagna elettorale nelle liste di destra dove mi sono presentato: quarto nel 97, terzo nel 2001, secondo nel 2006 e primo nell'ultima al comune di Roma, per un totale di circa 15.000 romani che hanno scritto SCHIUMA sulla scheda elettorale. Tutto senza manifesti di preferenza a imbrattare i muri, senza cene oceaniche, ma solo con un fitto, duro ma gratificante 'porta a porta' nelle case altrui, compresa la mia.
Sono fiero anche di come sono 'caduto da cavallo' e della forza che ho trovato, grazie a coloro che mi sono rimasti vicino, per rialzarmi e pianificare la rivincita. Si, perché la rivincita credo abbia un sapore più bello e forte della vittoria.
Sono tornato in Campidoglio a novembre scorso. La prima cosa che ho fatto è stata rinunciare a macchina di servizio, autista, rimborsi lavorativi e tutta una serie di piccoli benefit: ho creduto di dare il mio piccolo buon esempio, come la politica tutta dovrebbe fare allorquando chiede forti sacrifici ai cittadini.
Tutto, le gioie, le delusioni, le vittorie e le sconfitte, hanno fatto parte di un 'gioco' che mi sono scelto, che ho nel sangue, nel DNA di una famiglia con parenti ufficiali dell'esercito che si sono tolti la vita con il tricolore in mano per non consegnarlo al nemico anglo-americano, nonostante l'onore delle armi ricevuto, di zii che hanno sacrificato le loro carriere per rimanere coerenti con le loro idee politiche, di genitori che hanno sempre anteposto il valore della famiglia a tutto il resto, che non hanno mai fatto trapelare gli echi di un qualsiasi litigio di fronte ai figli e che a 84 anni ancora camminano sotto braccio.
Tutto, ci sta tutto, e per me è stato sempre un grande privilegio fare politica, trovare una retta via tra legittime ambizioni e stare al servizio delle persone, un privilegio che mi ha sempre portato a pensare che domani potrò guardare negli occhi una figlia o un figlio e potergli dire "tuo padre ha cercato in tutti i modi di consegnarti un mondo migliore".
Stavolta è diverso, scendo di nuovo in campo perché chi crede nella sana Politica, oggi più che mai deve difenderla e soprattutto provare a cambiarla.
La cosa non mi spaventa e il manifesto che tengo affisso a casa in ricordo di Mikis Mantakas recita "Nella vita non esistono uomini che vincono e che perdono ma uomini che combattono o non combattono. Io combatto".
Sarà dura questa volta, ma le sfide difficili sono quelle più belle.
Ho scelto infatti di ricandidarmi nel PdL, dove servono migliaia di preferenze e ci sono le correnti 'straorganizzate'. Non ho mai lesinato critiche nei confronti di Gianni Alemanno e del suo operato e non cambio opinione circa i suoi 'vuoti': tuttavia, ritengo controproducente oggi continuare le polemiche e 'spianare' così la strada del Campidoglio a chi resta un avversario politico per i valori, diametralmente opposti ai miei, che li muove.
Io intendo la politica innanzitutto come risoluzione dei problemi del popolo e come difesa dei valori nei quali si crede: la destra sociale è stata sempre il mio riferimento politico e culturale e ho deciso di candidarmi nell'unico partito dove questa possibilità mi viene concretamente data.
Rispetto ogni scelta diversa, soprattutto a destra del Pdl stesso, ma preferisco dare forza alla destra presente in quest'ultimo.
Nel partito romano di Berlusconi corro quindi in salita perché non ho padrini, ne correnti, ma sono forte delle mie battaglie fatte, nonostante gli ultimi 4 anni e mezzo di 'esilio forzato' dal Campidoglio, e di tanti amici, vecchi e nuovi che mi stanno sostenendo in una campagna sempre 'porta a porta', pulita e concreta.
A loro va il mio primo ringraziamento sincero, perché vedo che il clima si sta 'scaldando' e non c'è sempre altrettanto rispetto per la mia decisione. Io da sempre ci metto la faccia e i miei amici stanno facendo altrettanto per me. Purtroppo è questo il problema annoso del nostro ambiente: ognuno ha la 'sua' destra ed è convinto che sia 'migliore' di quella degli altri; ognuno guarda le cose che dividono, prima di quelle che uniscono; ognuno vive di rancori e di passato. Ognuno, allora, vada per la sua strada: io vado per la mia, con chi mi stima e mi vuol bene.

Forza e Onore!                   Fabio Sabbatani Schiuma, detto 'SCHIUMA'

P.S.
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